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Pandemia: il punto di esplosione della relazione capitalistica?

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Pandemia: il punto di esplosione della relazione capitalistica?

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«Lo sviluppo della produzione ha finora interamente confermato la sua natura di realizzazione dell’economia politica: come crescita della povertà, che ha invaso e devastato il tessuto stesso della vita. (…) Nella società dell’economia super-sviluppata, tutto entra nella sfera dei beni economici, anche l’acqua sorgiva e l’aria delle città; vale a dire che tutto è diventato il male economico, quella “negazione completa dell’uomo” che arriva ora alla sua perfetta conclusione materiale.» (Guy Debord, “Il pianeta malato“).

Lo scatenarsi della pandemia e la sua diffusione in tutto il mondo, è l’espressione più recente di ciò che Debord aveva identificato mezzo secolo fa come il «male economico». Il capitale non è solo una relazione di sfruttamento e di dominio, ma è anche un rapporto di alienazione della società umana dalla natura, nel quale sia i produttori di ricchezza sociale sia la natura non umana, in quanto forza produttiva autonoma, vengono trasformati in oggetti dominati e saccheggiati dal capitale. Il processo – in continua espansione – di sussunzione della natura sotto il capitale è conflittuale e contraddittorio. Le conseguenze di una tale sussunzione, emergono sotto forma di fenomeni come il riscaldamento globale, l’infestazione dei terreni agricoli da parte delle super-erbe [erbe resistenti agli erbicidi], il rallentamento dell’attività agricola, ed oggi la pandemia del coronavirus.

Come ha osservato Rob Wallace nel suo libro “Big Farms Make Big Flu: Dispatches on Infectious Disease, Agribusiness, and the Nature of Science“, l’espansione dello sfruttamento del territorio ha causato l’accelerazione della deforestazione e la conversione della foresta in terreno coltivabile, il quale viene sfruttato in maniera eccessiva al fine di incrementare la produttività e ridurre i costi della produzione agricola. La conversione di vaste aree in fabbriche per la produzione alimentare crea quelle che sono condizioni ideali per la comparsa e la rapida trasmissione di nuovi agenti patogeni, sotto forma di «virus selvaggi» – i quali precedentemente venivano controllati nel contesto degli ecosistemi forestali primari – e li fa entrare in contatto con il bestiame e con l’uomo.  Ad esempio, è assai probabile che l’epidemia di Ebola sia stata causata dalla distruzione di tutta una serie di foreste selvagge e dalla vasta diffusione di monocolture di alberi di palma finalizzate alla produzione di olio di palma. Queste piantagioni sono andare a costituire un terreno favorevole per i pipistrelli da frutta, i quali sono stati il «serbatoio» iniziale per il virus Ebola. Per quanto attiene al coronavirus, non è ancora sicuro quale sia stata la sua vera fonte. Secondo quella che è una falsa narrazione razzista, il salto del Covid-19 dai suoi ospiti animali all’uomo è stato dovuto alle «cattive e poco igieniche abitudini» del popolo cinese, il quale consuma animali selvaggi, in quanto si presume che il virus abbia avuto origine nel mercato di animali selvaggi di Wuhan. Tuttavia, questa narrazione culturalista razzista mette in ombra il fatto che in Cina l’allevamento di animali selvatici sia un’industria enorme, con un fatturato annuo di 73 miliardi di dollari che dà lavoro a più di 14 milioni di persone, vale a dire che è il risultato di quelli che sono gli imperativa della riproduzione del capitale. Per gli agricoltori delle province più povere della Cina è l’unica risorsa, e viene promossa ed incoraggiata dallo Stato capitalista cinese attraverso programmi di «addomesticamento della fauna selvatica», «ecoturismo» e «riduzione della povertà» [*1].

 La gestione capitalistica della pandemia in Grecia

 L’esplosione della pandemia è il prodotto del saccheggio e della devastazione della natura messa in atto dal capitalismo, la quale a sua volta è espressione di quella che è la  contraddizione di base della relazione capitalistica: la contraddizione tra valore e valore d’uso [*2]. Una propagazione incontrollata del virus comporterebbe una distruzione incontrollata, se la non completa rottura del circuito di riproduzione del captale. Un elevatissimo numero di pazienti infetti porterebbe al collasso totale del sistema sanitario, cosa che a sua volta causerebbe una reazione a catena ed un numero ancora maggiore di perdite di forza lavoro umana. Un simile sviluppo innescherebbe sconvolgimenti sociali incontrollabili, che potrebbero assumere un carattere di classe, se non addirittura anti-statale. In quello che sarebbe per noi il peggiore dei casi, scatenerebbe conflitti tra le classi di tipo razzista/individualista. Ciò potrebbe portare ad una rottura incontrollata del circuito di accumulazione ed alla delegittimazione dello Stato. Per tale ragione, la maggior parte degli Stati de mondo hanno fermato una parte delle attività produttive e riproduttive (istruzione, turismo, intrattenimento, ecc.) ed hanno imposto delle restrizioni al movimento della popolazione e agli spostamenti pubblici.

Di certo, queste misure determineranno il manifestarsi di contraddizioni latenti in quella che l’accumulazione globale del capitale – che, negli anni precedenti, era già stata posposta nel futuro, soprattutto a causa della persistente politica monetaria a basso tasso d’interesse perseguita dalle banche centrali – ed hanno già causato una significativa distruzione e svalorizzazione del capitale, e fatto scivolare l’economia in una profonda recessione. Ad ogni modo, per evitare il collasso incontrollato delle relazioni sociali capitalistiche, gli Stati si sono visti costretti ad operare per una svalorizzazione del capitale che fosse il più possibile controllata.

Per quel che attiene alle misure di restrizione della libertà di movimento ed a quella di divieto di riunione pubblica, molti compagni stanno parlando di una presunta imposizione del modello cinese di controllo della popolazione, dell’imposizione di un regime totalitario, sottolineando eccessivamente la questione della sorveglianza. Riteniamo che si mili posizioni siano sbagliate, dal momento che rendono la sorveglianza della popolazione un fine in sé, piuttosto che un mezzo [*3]. In generale, il concetto di «biopotere» [*4], che in quei testi viene spesso utilizzato in modo improprio, si riferisce a tecniche di potere che mirano ad incrementare la produttività della popolazione, ed al suo adeguamento all’organizzazione dell’accumulazione di capitale. Non è un fine in sé. Nel momento attuale, la politica della limitazione della libertà di movimento, del divieto di riunione pubblica e di controllo dello spostamento delle persone nello spazio pubblico è, a nostro modo di vedere, un mezzo per il raggiungimento di quelli che sono i seguenti specifici obiettivi di base:

1. Limitare il contagio e la diffusione del virus: nella misura in cui una gran parte della produzione e del trasporto continua a funzionare al fine di evitare il collasso completo della riproduzione sociale della società capitalista e delle più importanti imprese capitaliste, i movimenti che in questa riproduzione svolgono un ruolo secondario vengono limitati.

2. Attribuzione di responsabilità dallo Stato e dal capitale all’individuo – viene promossa l’ideologia della «responsabilità individuale» – il «folk devil» [il mostro] si produce nel tentativo di attribuire la colpa ad una parte della popolazione, qualora il regredire dell’epidemia non vada bene. In tal modo, lo Stato cerca di venire esonerato dalla responsabilità, da un lato a causa della carenza di personale e del sotto-finanziamento del sistema sanitario che aveva preso piede negli anni precedenti, nel contesto della riduzione del salario sociale, e dall’altro lato per la sua riluttanza a sostenerlo finanziariamente anche tardivamente. Quello che è l’orientamento di base alla riduzione del salario, sia diretto che indiretto, non viene modificato in alcun modo. Analogamente, si tenta di assolvere le imprese capitaliste dalla loro responsabilità di avere varato delle misure del tutto inadeguate per proteggere i lavoratori dalla trasmissione del virus. Più in generale, si tenta di assolvere il sistema capitalistico di essere la vera e principale fonte della pandemia.

3. Riproduzione della separazione e atomizzazione della popolazione: l’atomizzazione della popolazione e la sua collettivizzazione alienata (sulla base della nazionalità, della professione, della cittadinanza, ecc.) è la funzione di base dello Stato. Lo Stato del capitale è obbligato a prevenire la formazione della classe in quanto soggetto della negazione della relazione sociale esistente ( e quindi della propria auto-negazione). In questo contesto, lo Stato cerca di impedire lo sviluppo della lotta di classe per la soddisfazione dei bisogni relativi alle conseguenze della pandemia. Inoltre, lo Stato consolida e rafforza le separazioni esistenti interne alla classe attraverso l’isolamento e l’esposizione al rischio di morte di quegli immigrati/rifugiati che si trovano confinati nei centri di detenzione e nelle prigioni. È forse inutile dire che il tentativo da parte dello Stato di prevenire le lotte sui posti di lavoro, supermercati, prigioni e centri di detenzione, così come la loro repressione violenta, non ha niente a che fare con la «tutela della salute», dal momento che in questi luoghi  le persone si trovano strettamente vicine l’un l’altre.

4. Legittimazione dello Stato capitalistico: in una società di individui separati e di famiglie, lo Stato appare come unico garante della vita della popolazione, a partire dal fatto che gli individui appaiono irresponsabili ed egoisti. Lo Stato cerca di affermare la propria essenza come «comunità illusoria» degli individui separati. Nella misura in cui non si vengono a creare relazioni di solidarietà di classe e di lotta, la forma sociale dell’individuo visto come separato ed egoista di cui sopra ha un’esistenza reale su queste basi costituisce un fattore di legittimazione dello Stato tra la popolazione.

Il fatto che la maggior parte della popolazione scelga di isolarsi, non deve essere attribuito solo alla propaganda e alla repressione. Ci sono molte persone che hanno una perfetta consapevolezza dello stato in cui versa il sistema sanitario, che non si fidano dello Stato e dei capitalisti, e che comprendono assai bene come l’organizzazione della produzione e della vita quotidiana potrebbe metterli seriamente in pericolo. Nonostante i lamenti e le accuse di alcuni militanti per quella che sarebbe la presunta subordinazione della popolazione al potere dello Stato, le persone non possono essere spogliate del proprio ruolo.

Inoltre, è importante notare che le misure per il «distanziamento sociale» e per la restrizione della libertà di movimento non sono qualcosa di nuovo che rappresenterebbero l’avvento di un nuovo «sistema totalitario». Durante quella che nel 1918-1919 fu la pandemia di «Influenza spagnola», i governi di tutto il mondo adottarono misure simili: chiusura delle scuole, dei bar, delle chiese, e dei teatri; restrizioni alle riunioni pubbliche; isolamento e quarantena [*5]. Va anche menzionato il fatto che esistono delle analogie tra le mobilitazioni proletarie che ci furono durante l’«influenza spagnola» e ciò che sta succedendo oggi. Per esempio, in Australia, i marinai, i lavoratori del settore nautico scesero in sciopero per rivendicare: aumenti salariali, assicurazioni per le famiglie dei lavoratori uccisi dall’influenza, e paga piena nel caso fossero stati messi in quarantena o ricoverati in ospedale, l’applicazione della quarantena sulle navi che trasportavano passeggeri infetti, miglioramento delle condizioni igieniche e delle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro, estensione della protezione assicurativa agli infermieri, ai conduttori di ambulanze e ad altre occupazioni che avrebbero potuto essere a rischio, ecc. In quel periodo, la combattività della lotta di classe è dimostrata dal fatto che in alcuni porti i conflitti culminarono in uno sciopero marittimo durato quattro mesi [*6].

Certamente, lo Stato ed il capitale stanno approfittando della situazione per attuare misure contro il proletariato, misure che erano state pianificate da tempo: per esempio, l’ennesima deregolamentazione del «diritto del lavoro» (o, per dirlo più correttamente: lo «sfruttamento del diritto del lavoro») in termini di licenziamenti, straordinari, indennità di licenziamento, turni, lavoro a distanza, contratti di lavoro, ecc. Simultaneamente, a coloro che ancora lavorano vengono imposti orari e turni di lavoro estremamente estenuanti, e non viene consentito ai lavoratori di usufruire di permessi e/o di andare in congedo. Inoltre, i lavoratori le cui aziende hanno sospeso la loro attività ricevono un’indennità che è persino inferiore al salario minimo (mentre i lavoratori senza contratto non ricevono niente del tutto). L’accordo che è stato raggiunto nell’ultima riunione dell’Eurogruppo, perché venga dato sostegno finanziario agli Stati membri attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità, dimostra che il capitale tenterà di trasferire il costo della recessione dovuta alla pandemia sul proletariato europeo, per mezzo dell’imposizione di programmi di aggiustamento strutturale, che verranno garantiti a partire dai termini delle condizioni del MES. Inoltre, il confinamento nelle case è un’esperienza assai peggiore per i proletari squattrinati che vivono in pochi metri quadri ed in condizioni miserevoli, se paragonata a quella delle persone che hanno una casa ed un reddito che copre minimamente quelli che sono i loro bisogni; per non parlare, naturalmente, delle ville di lusso dei capitalisti. Per le donne e per i bambini che vivono in ambienti abusivi, un isolamento simile diventa un incubo.

È certamente probabile che alcune di quelle che sono le pratiche di sorveglianza e di controllo continueranno anche dopo la fine della pandemia: per esempio, i sistematici e massicci controlli di polizia sui trasporti pubblici e sugli spazi pubblici della città, così come il completo confinamento ed il controllo degli immigrati/rifugiati nei centri di detenzione. Tuttavia, nei regimi democratici capitalisti occidentali, la sorveglianza ed il controllo non possono superare il limite oltre il quale la libertà contrattuale e la libera circolazione delle merci verrebbero ostacolate (ivi inclusa la merce forza lavoro), o il limite superato il quale verrebbe violata la proprietà privata, dal momento che essa richiede la separazione della sfera privata da quella pubblica, e la «protezione dei dati personali» [*7]. Non consideriamo probabile una trasformazione dei regimi democratici occidentali in regimi autocratici come la Cina o l’Iran, con lo Stato che si trasforma in una sorta di «grande fratello» orwelliano; cosa che presupporrebbe un esercizio di potere altamente centralizzato ed un sistema assai simile di partito unico (come quello della Repubblica Islamica). Al contrario, in uno Stato democratico multipolare, « mille complotti a favore dell’ordine costituito s’ingarbugliano e si combattono un po’ ovunque […] ognuna delle sue diramazioni [dello Stato] può cominciare a disturbare o a preoccupare l’altra, perché tutti questi cospiratori professionisti arrivano al punto di osservarsi senza sapere esattamente perché, o s’incontrano casualmente senza potersi riconoscere con sicurezza. […] In una stessa rete, che apparentemente persegue uno stesso fine, coloro che costituiscono solo una parte della rete sono costretti ad ignorare tutte le ipotesi e le conclusioni delle altre parti, e soprattutto del loro nucleo dirigente. […] Visto che le fonti d’informazioni sono rivali, lo sono anche le falsificazioni » [*8]. Il regime capitalista cinese può anche essere stato liberalizzato per quanto riguarda la scelta spettacolare delle merci, ma secondo quelli che sono i termini della libertà di scelta dei governanti si trova ancora in uno stato di inferiorità e, pertanto, il mantenimento del potere nelle mani del partito collettivo capitalista rimane precario.

Che cosa bisognerebbe fare?

Nel momento in cui questa domanda viene posta in termini di esortazione morale e di imperativo per quella che si suppone sia la «maggioranza morale subordinata», essa  tradisce semplicemente la latente (o aperta) posizione avanguardista, e separata, di coloro che la pongono in tale modo. Ma in questo caso, consiste solamente in una auto-delusione delle cosiddette aspiranti avanguardie, dal momento che l’elaborazione, sulla carta, di un piano da parte di piccoli gruppi che in sostanza non hanno alcun potere effettivo di guidare gli operai, come ad esempio lo avevano i partiti operai del passato, e non ha alcun significato, o realtà. Certo, siamo ben consapevoli anche del fatto che quando simili «avanguardie» acquisiscono un tale potere, alla fine lavorano per sostenere il mondo del capitale.

La nostra critica dev’essere collegata alle lotte reali, e non confrontarsi con dei principi dottrinari per poi proclamare: Ecco la verità, in ginocchio davanti ad essa! Ciò che conta è riconoscere quello che è il movimento reale, e se possibile collegarsi ad esso, partecipare e sostenere quelle che al suo interno sono le tendenze radicali, vale a dire, le tendenze che antepongono la soddisfazione dei nostri bisogni agli interessi del capitale, e si pongono contro ogni genere di impostore politico e sindacale che si batte esclusivamente per la riproduzione del proprio ruolo e, pertanto, per la riproduzione di questo mondo. Il carattere globale della pandemia ha portato a che in tutto il mondo scoppiassero lotte a partire da quelli che sono gli stessi temi, e che hanno lo stesso contenuto.

Scioperi ufficiali e gatto selvaggio nelle fabbriche, nei negozi di alimentari e nei settori logistici e dei trasporti, in Brasile, Italia, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Spagna, Camerun e altrove, chiedendo lo stop delle attività, insieme al pagamento integrale del salario (come, ad esempio, alla Mercedes in Spagna), chiedendo che vengano forniti i mezzi di protezione, il rispetto delle norme igieniche e di sicurezza, così come un aumento salariale (come, ad esempio, nella catena americana di vendita online di generi alimentari, Instacart), solo per citarne alcuni.

Scioperi e mobilitazioni di medici e infermieri in Pakistan, Argentina, Grecia e altrove, chiedendo che venga assunto personale supplementare, che vengano fornite mascherine ed altro materiale di protezione, la creazione di unità di pronto soccorso, ecc.

Espropriazioni di negozi alimentari in Cile, nel Sud Italia e in Messico, messe in atto da una parte significativa del proletariato, soprattutto a causa del fatto che coloro che lavorano nell’economia informale sono stati lasciati completamente abbandonati a sé stessi. In realtà, nonostante il fatto che in Italia meridionale ci siano stati pochi espropri, la minaccia di una loro espansione ha costretto le autorità legali a distribuire buoni pasto, e ha spinto i proprietari dei negozi locali a far partire delle raccolte di cibo per coloro che non possono permetterselo.

Rivolte e scioperi della fame nelle prigioni e nei centri di detenzione per immigranti/rifugiati in Italia, Stati Uniti, Grecia e altrove, che nel primo caso richiedono il decongestionamento o l’apertura delle carceri, e nel secondo la chiusura dei centri di detenzione e il trasferimento delle persone confinate in case con condizioni di vita dignitose.

Creazione di gruppi di solidarietà che, tuttavia, hanno soprattutto carattere umanitario e non vengono costituiti sulla base della solidarietà di classe, tranne alcune eccezioni.

Infine, ma non ultimo, nel caso del Cile, che nei cinque mesi precedenti si trovava in stato di rivolta, gli abitanti di Chiloé, una grande isola con una popolazione di 180mila persone, hanno scortato fuori dall’isola tutte le forze di polizia, si sono organizzati ed hanno chiuso le strade per impedire la circolazione della forza lavoro e delle altre merci, il cui flusso, da sé solo, avrebbe diffuso la pandemia in condizioni altamente pericolose: per i 180mila abitanti dell’isola ci sono solamente 6 respiratori disponibili. Inoltre, in Colombia, le comunità indigene di Santa Elena e della Sierra Nevada hanno bloccato il turismo e i camion per il trasporto dell’industria agroalimentare.

Questo resoconto include alcuni indicativi esempi di tutto quello che sta accadendo. Le lotte divampate mostrano chiaramente come nel prossimo periodo, con un sicuro peggioramento delle condizioni di vita e delle condizioni di sfruttamento di gran parte della nostra classe, ci saranno molte persone nelle strade. Come hanno scritto i compagni del Grupo Barbaria: « Diversamente dalla crisi del 2008, che ha colto tutti noi molto più isolati, e ci ha lasciato in preda allo sgomento, in questa nuova crisi non c’è alcun senso di colpa, per aver vissuto al di sopra delle nostre possibilità, per cui dovremmo tirare la cinghia, e che è di questo che si tratterebbe: al contrario, c’è una consapevolezza molto chiara del fatto che siamo stati mandati al macello per preservare il buon funzionamento dell’economia nazionale » [*9]. Sta a noi cogliere l’opportunità di un movimento proletario veramente globale che riapra la prospettiva di una rivoluzione mondiale.

Pubblicato il 18 aprile 2020 su Antithesi

Tradotto da https://francosenia.blogspot.com/

NOTE:

[*1] – «Virus Pushes China’s Poor Rat Meat Farmers to Brink of Despair» su Bloomberg News, 14 March 2020 and «Why China’s wildlife ban is not enough to stop another virus outbreak», Los Angeles Times, 2 April 2020.

[*2] – Questa nostra posizione viene spiegata nell’articolo “On the ecology of capitalism”.

[*3] – Nel 30° commentario alla Società dello Spettacolo, la posizione di Guy Debord è particolarmente rilevante: « È in base a tali condizioni del suo esercizio che si può parlare di una tendenza alla redditività decrescente del controllo, man mano che si avvicina alla totalità dello spazio sociale, e che di conseguenza il suo personale e i suoi mezzi aumentano. Perché qui ogni mezzo aspira a diventare un fine, e opera in questo senso. La stessa sorveglianza si sorveglia e complotta contro se stessa. »

[*4] – Questo concetto è stato introdotto da Michel Foucault, e la teoria che egli stesso ha sviluppato intorno ad esso è estremamente problematica, se non addirittura ostile al punto di vista proletario. Nella conferenza tenuta il 14 marzo del 1976, inclusa in “Bisogna difendere la società” (Feltrinelli, 1998), egli presenta la guerra di classe come una forma di razzismo contro la borghesia!

[*5]M. Balinska e C. Rizzo, “Behavioural responses to influenza pandemics“, Plos Currents, 9 September 2009; e A. Aassve, G. Alfani, F, Gandolfi, M. Le Moglie, “Pandemics and social capital: From the Spanish flu of 1918-19 to COVID-19“, VoxEU, 22 March 2020. Di certo, tali misure non avevano assunto a quel punto un carattere globale e coordinato, ma ciò ha a che fare con un’organizzazione completamente diversa dalle filiere globali, e con l’inesistenza i organizzazioni transnazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e con l’esistenza di condizioni di guerra e di rivoluzione in molti paesi del mondo, ecc.

[*6] – Si veda: S. Bloodworth, “Class war in the Spanish Flu pandemic“, Red Flag, 20 March 2020.

[*7] – Naturalmente, la «protezione dei dati personali» può essere revocata quando esistono preoccupazioni per la sicurezza dell’ordine capitalistico e dello Stato. Questo avviene già, per esempio, quando la polizia pubblica le foto dei dimostranti che hanno partecipato ad una rivolta, in modo che vengano identificati ed arrestati. Tuttavia, tale revoca di quella che è la protezione di una parte integrante dello «stato di diritto» democratico capitalistico, non va confusa con le pratiche dei regimi autocratici. Tutto dimostra che un simile approccio verrebbe seguito nel caso dei dati sanitari relativi al coronavirus, e che inoltre questo si baserà sulla collaborazione attiva e sul consenso dei cittadini atomizzati e «responsabili».

[*8] – Guy Debord, op.cit.

[*9]Grupo Barbaria, “Los títeres del capital” [“Le marionette del capitale”].

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